Con gli auspici del Santo Natale la presente nota viene inviata alla Procura regionale della Corte dei Conti per denunciare l’anomalo continuo conferimento di incarichi di patrocinio legale ad avvocati esterni alle PP.AA. della regione Emilia Romagna.

Sperando che ERODE non uccida GESÙ

Opinione n. 38 – 25 dicembre 2012

Considerata la complessità delle competenze istituzionali affidate agli enti pubblici, è diventata sempre più necessaria l’assistenza legale specialistica nell’attività quotidiana. La rilevanza degli interessi pubblici e l’insostenibilità dei costi delle prestazioni professionali esterne, in presenza della necessità inderogabile di contenimento della spesa pubblica, hanno costituito alcune delle principali motivazioni per le quali sono stati costituiti i servizi legali all’interno della pubblica amministrazione.

La presenza di un’avvocatura interna alla P.A., dovrebbe indurre qualsiasi “buon padre di famiglia” a cercare di NON conferire incarichi esterni di patrocinio per la difesa dell’ente davanti all’autorità giudiziaria. Il pubblico dipendente con profilo del rapporto Avvocato, ha un unico ed esclusivo cliente: il proprio datore di lavoro.

Anche in carenza di obblighi di Legge, il corretto comportamento della Pubblica Amministrazione dovrebbe sintetizzarsi nell’assegnare i contenziosi ad avvocati esterni solo in casi eccezionali. Mentre la regola dovrebbe essere l’affidamento interno per la valorizzazione delle risorse umane – legali e professionali in quanto dipendenti fiduciari.

La scelta di conferire un numero maggiore di incarichi professionali ad avvocati del libero foro rispetto ai patrocini curati dal servizio legale interno, si tramuta in un ingiustificato sperpero di denaro pubblico che arreca ingenti danni alle finanze della Pubblica Amministrazione.

Come nel caso dell’Azienda Ospedaliera di Ferrara, che ha pagato una parcella ad un legale esterno, per 15 mesi complessivi di incarico, ammontante ad € 256.223,39 (Delibera 223 del 21-12-2011). Allo stesso legale nel 2012, gli sono stati “donati” altri € 188.760,00 (Delibera 238 del 03-12-2012.pdf).

Per due sole consulenze – in 12 mesi – sono stati pagati  € 444.983,39

Quasi un miliardo delle vecchie lire.

Gli enti pubblici quando si rivolgono ad un legale devono chiedere l’applicazione dei minimi tariffari sulle relative parcelle (molti enti li chiedono al di sotto dei minimi).

E’ facile intuire il risparmio di risorse finanziarie assicurato dall’utilizzo dell’avvocatura interna.

Il “malcostume” del ricorso costante ad avvocati esterni è in contrasto con la presenza di servizi legali interni alla pubblica amministrazione.

Il Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco ERRANI, pur avendo l’avvocatura regionale interna, conferisce onerosi incarichi a legali esterni, per oltre 3 milioni di euro con conseguenze dannose per le finanze pubbliche. Nel 2011, su 341 incarichi di patrocinio legale, 268 sono stati conferiti ad avvocati esterni (comunicato stampa del Sottosegretario alla Presidenza Alfredo Bertelli). Arrotondando, l’80% dato ad avvocati esterni ed il 20% assegnato ai legali-dipendenti. È stato verificato quanti dei 73 incarichi (20%) svolti da avvocati interni riportavano anche la firma di un legale esterno? La firma “anche” di un legale esterno sugli atti, significherebbe che il patrocinio effettuato “ufficialmente” da un avvocato dipendente, è una tutela fittizia.

Nell’anno 2012 sono stati stanziati dalla regione E-R, 3 milioni di euro – corrispondenti a seimila pensioni – per spese legali esterne (Delibera 796/2012). Quanti altri milioni di euro sono stati spesi complessivamente dalle centinaia di PP.AA. della regione Emilia Romagna?

Utilizzare il servizio di avvocatura interna garantisce una fidata assistenza specialistica con notevole risparmio economico sui costi delle prestazioni professionali esterne, nella necessità inderogabile di contenimento della spesa pubblica. Gli enti devono adoperarsi  in ogni modo possibile per scongiurare lo sperpero di patrimonio pubblico, con lo scopo di garantire maggiori e migliori servizi per la collettività.

Chi spreca denaro della collettività deve restituirlo.

Nel nostro blog pubblichiamo tutti gli atti richiamati.

Rinnoviamo gli auguri di Buon Natale a Voi e alle Vostre Famiglie.  

Mariangela e Ulderico 

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Mentre in tutta la regione si allungano i tempi di attesa, vengono ridotti i servizi, le prestazioni sanitarie e cancellati posti letto negli ospedali … si premiano gli artefici di queste “mutilazioni sociali”
Le delibere nirvaniche di Vasco ERRANI
ovvero la FINE DEL MONDO … della DECENZA
Opinione n. 37 – 21 dicembre 2012

 Riportiamo le delibere della regione Emilia Romagna di autorizzazione alla liquidazione di un compenso aggiuntivo del 15 per cento del trattamento economico complessivo percepito nell’anno 2011 in favore dei Direttori Generali delle Aziende USL e Aziende Ospedaliere e Universitarie della regione adottate il 10/12/2012 relative ai risultati conseguiti nel periodo 1.1.2011-31.12.2011. Ogni Direttore Generale si “auto premierà” mettendo sotto il proprio albero di natale, un assegno di circa 22.000,00 euro per:
Dignità della persona – Accessibilità, qualità, sicurezza, continuità delle cure – Implementare e sviluppare le attività di emergenza–urgenza – Promozione della salute e prevenzione delle malattie e del disagio – Sviluppo della ricerca e dell’innovazione nei processi di cura e di governo nel sistema dei servizi – Sostenibilità, monitoraggio e regolazione del sistema dei servizi sanitari e socio-sanitari.
I Direttori generali non saranno i soli ad essere premiati nel santo natale. Infatti condivideranno la gioia natalizia con i propri direttori sanitari ed amministrativi, ai quali erogheranno un compenso aggiuntivo di circa 20.000,00 euro ciascuno.
Delibera 1906/2012 Az. USL di Ravenna dott. Tiziano Carradori
Delibera 1907/2012 Az. USL di Modena dott. Giuseppe Caroli
Delibera 1908/2012 Az. USL di Piacenza dott. Andrea Bianchi
Delibera 1909/2012 Az. USL di Parma dott. Massimo Fabi
Delibera 1910/2012 Az. USL di Reggio Emilia dott. Fausto Nicolini
Delibera 1911/2012 Az. USL di Bologna dott. Francesco Ripa di Meana
Delibera 1912/2012 Az. USL di Imola dott.ssa Maria Lazzarato
Delibera 1913/2012 Az. USL di Ferrara dott. Paolo Saltari
Delibera 1914/2012 Az. USL di Forlì dott.ssa Kyriakoula Petropulacos
Delibera 1915/2012 Az. Osped-Univ di Ferrara dott. Gabriele Rinaldi
Delibera 1916/2012 Az. USL di Cesena dott.ssa Maria Basenghi
Delibera 1917/2012 Az. USL di Rimini dott. Marcello Tonini
Delibera 1918/2012 Az.Osped-Univ di Parma dott. Leonida Grisendi
Delibera 1919/2012 Az. Osped. di Reggio Emilia dott. Ivan Trenti
Delibera 1920/2012 Az. Osped-Univ di Bologna dott. Sergio Venturi
Delibera 1921/2012 Istituto Ortopedico Rizzoli dott. Giovanni Baldi

 un milione di euro della collettività

Buon Natale a Voi ed alle Vostre famiglie.
Mariangela Fittizio

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La sanità emiliana e il gioco delle tre carte

I manager pubblici cercano davvero di erogare la migliore sanità possibile nell’ottica del contenimento della spesa oppure continuano a dissipare il denaro della collettività nella consapevolezza che il loro incarico durerà comunque 5 anni?

Opinione n. 36 – 13 dicembre 2012

Negli anni 90, nella sanità pubblica, i “raccomandati” da sistemare dei vari gruppi politici erano troppi rispetto ai posti a disposizione. I partiti pertanto decisero di aumentare le disponibilità dei posti da assegnare ai loro “privilegiati” dividendo le allora USL, in due aziende: i grandi ospedali si sarebbero chiamati Aziende Ospedaliere, e i servizi territoriali periferici compresi i piccoli ospedali avrebbero costituito Aziende Sanitarie Locali. Questa separazione, sostanzialmente immotivata, raddoppiava di fatto i servizi, i posti dirigenziali, insomma la torta da dividere si duplicava ed ovviamente anche le spese a carico della collettività accrescevano.

Oggi, dopo aver “saccheggiato a più non posso la sanità, con sistemi e tecniche diverse, che vanno dall’appalto di tutto ciò che la fantasia può assegnare ad altri dietro compenso, alla costruzione, sostanzialmente inutile” per la collettività, di nuovi ospedali, dalla privatizzazione alle consulenze od incarichi professionali per competenze esistenti tra i dipendenti, ecc.

Nell’intento di individuare nuove possibilità di sistemazione per altri “favoriti”, arriva la proposta  di unificare le aziende sanitarie. Prima si divide perché è necessario, ora si vuole unire perché è congeniale.

La verità non sai mai dove si trova … come nel gioco delle tre carte

Il 17 dicembre 2007, le Aziende USL di Ferrara, di Bologna, di Imola, le aziende Ospedaliero-Universitarie di Ferrara e di Bologna e l’Istituto Ortopedico Rizzoli, costituiscono l’associazione AVEC – Area Vasta Emilia Centrale, che ha come scopo l’unione degli acquisti. Cioè invece di andare singolarmente a fare la spesa, ci si mette insieme (Delibera 253 dell’11.12.2012).

Motivazione: “individuano nell’area vasta la dimensione strategica ed operativa ottimale per la programmazione integrata dei servizi e la gestione in forma unitaria di specifiche attività amministrative, tecniche, sanitarie ed assistenziali”  (Delibera Giunta regionale 927/2011).

Quando mai è successo che le unioni di acquisto nelle pubbliche amministrazioni sanitarie dell’Emilia Romagna, abbiano conseguito positivi risultati trasformati in miglioramento dei servizi e delle funzioni sanitarie, oppure in significativa riduzione dei tempi di attesa per visite o prestazioni strumentali?

Hanno svuotato di significato il miglioramento della qualità dei servizi e delle prestazioni per i cittadini e il contenimento della spesa pubblica

Inizialmente il “giochino” funzionava. Poi per qualche motivo, il 6 novembre 2012, i Direttori Generali dell’Area Vasta Emilia Centrale decidono di scioglierla  (Allegato Delibera 253).

Se un’associazione viene sciolta, non è possibile utilizzare nemmeno una parte della stessa. Per potersi muovere in ambito commerciale è necessario fare un ulteriore atto che faccia nascere un nuovo soggetto.

Eppure le Aziende Sanitarie dell’AVEC continuano ad effettuare acquisti (Determina n. 1129 adottata il 12/12/2012). Nel caso di specie per un importo complessivo di € 434.523,31. Verosimilmente tutte le Aziende Sanitarie che costituiscono l’AVEC hanno continuato a fare acquisti, che non dovevano e non devono fare.

Cosa succede ad un’azienda sciolta che continua l’attività?

ERRANI non può NON SAPERE!

Nel nostro blog pubblichiamo tutti gli atti deliberativi.

Cordialmente.

Mariangela Fittizio

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FERRARA – I politici e le istituzioni stanno a guardare mentre la sanità viene saccheggiata

Opinione n. 35 – 8 dicembre 2012

L’austerità che il governo Monti ci ha imposto con la pomposa “spending review” ha devastato lo stato sociale, ha portato al fallimento centinaia di migliaia di imprese, dimostrandosi un grande affare per le banche, i politici e la casta. La disoccupazione è dilagante, la sanità è solo per i ricchi, il costo della vita e le tasse hanno subito un incremento spropositato. I sacrifici sono stati ingiunti solo a dipendenti, pensionati ed artigiani, mentre le prebende dei politici e dei manager pubblici, nonché lo sperpero di pubblico denaro, fiorivano rigogliosamente.

Fulgido esempio del saccheggio dei soldi della collettività sono ancora una volta i dirigenti della sanità ferrarese.

Con la nostra nota n. 65 del 30 dicembre 2011 gridavamo allo scandalo perché l’Azienda Ospedaliera della città estense aveva pagato una parcella ad un legale, per 15 mesi complessivi di incarico, ammontante ad euro 256.223,39 (delibera n. 223 del 21/12/2011).

Gli enti pubblici quando si rivolgono ad un avvocato devono chiedere l’applicazione dei minimi tariffari sulle relative parcelle (alcuni enti addirittura li chiedono al di sotto dei minimi). Nel caso in questione, ovviamente non dovevano essere richiesti.

Mentre ai ferraresi veniva “cancellato” l’ospedale e sospese molte attività e prestazioni sanitarie, il Direttore Generale, Dr. Gabriele Rinaldi, faceva un  “cadeau” da mezzo miliardo delle vecchie lire.

È intollerabile – La storia si ripete

Anche quest’anno, sempre allo stesso legale felsineo, il D.G. Rinaldi Dr. Gabriele, ha fatto il regalo di Natale (non fiori ma opere di bene), gli sono stati donati altri euro 188.760,00 (delibera n. 238 del 03/12/2012), che sommati a quelli del dicembre scorso fanno euro 444.983,39. Quasi un miliardo delle vecchie lire.

Con una cifra del genere, ai ferraresi si potrebbe migliorare un po’ la sanità. Caso mai aumentando le disponibilità specialistiche e riducendo abbondantemente i tempi di attesa per le visite e gli esami strumentali.

Risparmiare il denaro della comunità è un doveroso imperativo per tutti.

Ma l’amministrazione ospedaliera non annovera tra i suoi dipendenti anche fior di avvocati, regolarmente stipendiati?

Dove sono i controllori?

Nel nostro blog, pubblichiamo anche l’atto deliberativo.

Cordialmente.

Mariangela Fittizio

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Al cittadino non far sapere

Dieci motivi per dire no alle estrazioni di idrocarburi in Italia

Opinione n. 34   –   30 novembre 2012

Riceviamo e volentieri divulghiamo:

Il grande pubblico probabilmente non sa che ci sono concessioni petrolifere – metanifere – stoccanti sparse su tutto il territorio nazionale: dalla laguna veneta ai vigneti d’Abruzzo, dai frutteti di Oristano alle colline toscane, dalle isole Tremiti alle risaie di Vercelli, dal cuore dell’Emilia terremotata al mar Ionio.

I “Professori” ci dicono che trivellare l’Italia serve per soddisfare il nostro fabbisogno nazionale, per lo sviluppo economico, per l’occupazione, e che tutto sarà fatto in modo “sostenibile”.

Questo è quello che dicono loro.

Invece, io l’ho girata tutta l’Italia petrolizzanda e petrolizzata ed è lampante, ai miei occhi almeno, che l’idea di “aggiustare” la nazione facendo buchi a destra e a manca non è la soluzione.

I motivi? Eccone dieci:

1.Paesaggio e turismo
L’Italia è un paese densamente abitato, con un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di mare, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto. Come si può pensare di trivellare a pochi chilometri da Venezia o da Pantelleria? Petrolizzare un territorio significa imbruttirlo, avvelenarlo, annientando quasi tutto quello che già sul territorio esiste o potrebbe esistere. E significa farlo sul lungo termine. Chi comprerà una casa con vista pozzo? Quale turista vorrà venire in Italia a vedere il mare o le colline bucherellate dalle trivelle o a respirare aria di raffineria? Fra l’altro la tutela del paesaggio è uno dei punti fondamentali della nostra Costituzione.

2.Petrolio scadente
Il petrolio presente in Italia – in generale – è scadente, in qualità ed in quantità, ed è difficile da estrarre perché posto in profondità. E’ saturo di impurità sulfuree che vanno eliminate il più vicino possibile ai punti estrattivi. Non abbiamo nel sottosuolo il petrolio dei film texani, quanto invece una sorta di melma, maleodorante, densa e corrosiva che necessita di vari trattamenti prima di arrivare ad un prodotto finale.

3. Infrastrutture invasive e rifiuti
Questo fa sì che ci sia bisogno di infrastrutture ad hoc: pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti, strade, porti petroliferi, industrializzazione di aree che sono al momento quasi tutte agricole, boschive, turistiche. Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni – tossici, difficili e costosi da smaltire – con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno. E non dimentichiamo il mare, dove la ricerca di petrolio può causare spiaggiamenti di cetacei, e dove è prassi ordinaria in tutto il mondo lo scarico in acqua di rifiuti petroliferi secondo il principio “occhio non vede, cuore non duole”.

4. Inquinamento aria
Sia dai pozzi che dalle centrali di desolforazione vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), i composti organici volatili (VOC), gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), nanopolveri pericolose. Alcune di queste sostanze sono provatamente cancerogene e causano danni al DNA ed ai feti. Possono anche causare piogge acide, compromettere la qualità del raccolto e la salute del bestiame. Chi eseguirà i monitoraggi, chi controllerà lo stato di salute delle persone? E’ giusto far correre questi rischi ai residenti, dato che gli effetti nefasti del petrolio sulla salute umana sono noti, e da tanto tempo, nella letteratura medico-scientifica?

5. Inquinamento acqua
Nonostante le cementificazioni dei pozzi e l’utilizzo di materiale isolante negli oleodotti, tali strutture con il passare degli anni presentano cedimenti strutturali, anche lievi, dovuti al logorio, alle pressioni, allo stress meccanico. L’elevata estensione degli oleodotti, e la profondità dei pozzi, rende difficile individuare queste fessure, che possono restare aperte a lungo, inquinando l’acqua del sottosuolo e danneggiando gli ecosistemi con elevati costi di ripristino.

6. Idrogeologia e sismicità
L’Italia è a rischio sismico, con già tanti problemi di stabilità idrogeologica, di subsidenza, a cui si aggiungono in molti casi l’abusivismo e la malaedilizia. In alcuni rari casi (ma ne basta uno solo!) le ispezioni sismiche, le trivellazioni, la re-iniezione sotterranea di materiale di scarto ad alta pressione possono alterare gli equilibri sotterranei, checché ne dica qualcuno dei “tuttapostisti” accademici italiani. Come non conosciamo perfettamente la distribuzione delle falde acquifere, così non conosciamo perfettamente neanche quella delle faglie sismiche. Stuzzicare i delicati equilibri geologici può innescare terremoti, anche di magnitudine elevata. E’ già successo in Russia, in California, in Colorado.

7. Incidenti
Anche prendendo tutte le precauzioni possibili, i pozzi possono sempre avere malfunzionamenti. In Italia abbiamo avuto già esempi di scoppi o incidenti gravi con emissioni incontrollate di idrocarburi per vari giorni senza che nessuno sapesse cosa fare: nelle risaie vicino a Trecate, nei mari attorno alla piattaforma Paguro, nei campi di Policoro. Per risanare Trecate non è bastato un decennio. Non per niente in California c’è una fascia protettiva anti-trivelle di 160 chilometri da riva, e non per niente è dal 1969 che non si buca più il mare.

8. Speculatori
Molte delle ditte che intendono trivellare l’Italia sono minori, straniere, con piccoli capitali sociali. Spesso annunciano di volere fare il salto di qualità con il petrolio d’Italia perché – e lo dicono candidamente ai loro investitori – da noi le leggi sono meno severe, è facile avere i permessi, le spese di ingresso sul territorio sono basse. Saranno, queste micro ditte irlandesi, australiane, statunitensi e canadesi, capaci di gestire i controlli ambientali a regola d’arte? Ed in caso di incidenti, con i loro esigui capitali sociali, avranno le risorse per affrontare operazioni di pronto intervento, risanamento ambientale e risarcimento danni?

9. Minimi benefici
Il petrolio d’Italia non farà arricchire gli Italiani, non porterà lavoro, e tanto meno risolverà i problemi del bilancio energetico nazionale. Le royalties d’Italia sono basse, e la maggior parte di questo petrolio verrà estratto da ditte straniere, libere di vendere il greggio su mercati internazionali. E’ pura speculazione, niente più.

10. Basilicata
Ed anche se tutto fosse fatto a opera d’arte, il vero conto va fatto su tutto quello che il petrolio distruggerà, sui rischi che ci farà correre, a fronte dei suoi presunti vantaggi. In Italia abbiamo già una regione che è stata immolata al petrolio e di cui il resto d’Italia sa poco. E’ la Basilicata, che fornisce a questa nazione circa il 7% del suo fabbisogno nazionale. Tutti i problemi elencati sopra sono realtà in Basilicata: sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? Un dato per tutti: secondo l’Istat, la Basilicata è la regione più povera d’Italia. Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, lo è ancora oggi.

Ma… cari professori, invece che fare buchi non sarebbe meglio coprire tutti i tetti d’Italia con un pannello fotovoltaico?

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La massiccia partecipazione di cittadini alla selezione del PD di domenica scorsa, assume una notevole rilevanza se si considera che queste persone si sono recate “ai seggi”, solo per esprimere un “segno di preferenza”, non un voto reale. In questo contesto deve essere considerato il riuscito “tentativo” di riavvicinare gli italiani alla politica tramite le “primarie”, da parte dei media che nei giorni scorsi hanno pubblicizzato all’inverosimile l’iniziativa e continuano ad inondare tutti gli spazi giornalistici con articoli, interventi, servizi e programmi su questa “rosa elettorale”.

Subdolamente manipolati

Opinione n. 33   –   27 novembre 2012

La televisione è il più potente e ingannatore strumento di condizionamento di massa. Fin dall’infanzia impone un vero e proprio martellante lavaggio del cervello. Ci condiziona nelle scelte e decisioni della nostra vita quotidiana: informazione, politica, acquisti, moda, desideri, sicurezza, bontà o cattiveria, senza che noi ce ne rendiamo conto.

La reazione del nostro cervello ad uno spot è caratterizzata dall’associazione tra uno stimolo e un prodotto. La pubblicità funziona semplicemente proponendo lo stimolo e lavorando subdolamente per associarlo al prodotto.

Prove tecniche di condizionamento di massa

La maggioranza degli italiani ha votato un governo. Giusto o sbagliato che fosse, quello doveva amministrare. Se durante il periodo di potere fossero venute meno le condizioni di gestione e la coalizione di governo non avesse più avuto la maggioranza per governare il paese, si doveva tornare dal popolo sovrano; quindi alle urne. Questa è la democrazia.

Invece, è stato instaurato un governo fantoccio, non eletto dal popolo, che ha dimostrato di fare prevalentemente gli interessi delle banche e dei potentati, il cui obiettivo primario si è dimostrato tar-tassare i meno abbienti: artigiani, dipendenti e pensionati.

I nostri politici hanno permesso l’aumento delle tasse e del costo della vita; per colpa della loro indolenza decine di migliaia di aziende sono state costrette a chiudere; sono stati incrementati esponenzialmente i licenziamenti;  la nostra classe politica ha permesso la creazione di una disoccupazione mai vista prima e mantenuti gli stipendi tra i più bassi d’Europa.

La disaffezione degli italiani nei politici e nella politica più in generale, è andata via via crescendo negli anni, assumendo dimensioni allarmanti che si possono sintetizzare con la parola “disgusto”.

In questo contesto l’essere riusciti a mobilitare circa 3 milioni di persone è un biglietto di presentazione di tutto rispetto, spendibile in varie sedi ed in più occasioni. All’adesione di almeno 3milioni di cittadini al “gioco politico” delle primarie è stato dato notevole rilievo da parte dei media; ne consegue che la “tornata elettorale delle primarie” ha portato nelle casse del PD un finanziamento da parte dei cittadini di almeno 6milioni di euro.

e adesso …

Qual è il tornaconto che hanno gli italiani nel voler sapere oggi chi sarà il candidato a premier, di questo o quello schieramento politico, per le prossime elezioni politiche, che si terranno fra circa 6 mesi?

Chi e perché, ha la convenienza nell’indurre un desiderio di partecipazione e suscitare interesse attorno ad un sondaggio interno ad un partito, facendolo passare per necessità nazionale, ben sapendo che comunque fosse andata, non avrebbe modificato in alcun modo l’economia e le strategie del paese?

Chi ha partecipato alle primarie non è lo sciocco zelante che si adopera per i fini di altri, i quali, quando non sia più utile, lo abbandonano alla sua sorte.

Cordialmente.

Mariangela Fittizio

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FERRARA: Città Santa o Maledetta?

Da alcuni mesi non si registrano nascite e neppure morti all’ospedale di Ferrara – La comunità scientifica è sotto shock

 

Satira n. 32   –   22 novembre 2012   –   di Mariangela Fittizio

 

C’è chi dice che Ferrara sia in odor di santità e la mancanza di morti al nosocomio cittadino lo confermerebbe. C’è invece chi sostiene l’esatto contrario cioè che Ferrara sia una città maledetta ed il dato sarebbe confermato dalla mancanza di nascite.

Le teorie scientifiche abbondano: Una sostiene che il mix aereo creato da turbogas, inceneritore e scarichi industriali insieme abbia creato un’aria con proprietà salvifiche. Alcuni studiosi invece avrebbero sviluppato una teoria secondo la quale a seguito degli interventi di disinfezione e bonifica delle condotte idriche dell’acqua potabile dell’Arcispedale S. Anna (provvedimenti che si sono resi necessari a seguito del decesso di una paziente per legionella) si sia creato all’interno delle tubature dell’acqua una sorta di “elisir di lunga vita” che “sconfigge” la morte.

Altri ricercatori, più pragmatici, sostengono una opposta teoria, cioè che la scienza medica e la qualità dell’assistenza, praticata a Ferrara sia di livello talmente elevato che la medicina e la chirurgia siano in grado di ritardare la morte per decenni, forse per secoli.

Certo è che anche la comunità scientifica pare brancolare nel buio.

L’Amministrazione comunale, preoccupata (da mesi non si registrano nascite nel comune di Ferrara), sta cercando una soluzione al fenomeno, che si augura sia temporaneo.

Sta di fatto che il NON morire ed il NON nascere, in termini politici garantisce al partito che governa la città la continuità; mentre in termini economici mette in ginocchio alcuni settori trainanti della nostra economia locale: L’INPS che dovrà pagare le pensioni in eterno, le onoranze funebri cittadine che non faranno più funerali con grave danno anche per i loro settori collegati (fiori, casse, necrologi, cremazioni, loculi, ecc.) e anche l’indotto della natalità (medicina pediatrica, alimentazione infantile, scuole, abbigliamento, giocattoli, ecc.). Ovviamente con l’aggravante delle disoccupazioni che nei settori citati si andranno a creare.

È una situazione difficile, che va avanti da circa 6 mesi e che rischia di diventare cronica …

ma no … ecco svelato l’arcano

All’ospedale di Ferrara non ci sono nascite e neanche morti perché i ferraresi hanno voluto  che l’ospedale fosse smantellato (Sospiro di sollievo della comunità scientifica).

Notizia dell’ultim’ora

Con i soldi dei contribuenti, negli anni scorsi, le due Aziende sanitarie ferraresi, hanno contribuito a realizzare CUP 2000, un nuovo sistema di prenotazione degli esami e delle visite sanitarie. Eppure sembrerebbe che da gennaio 2013 il CUP (Centro Unico di Prenotazione) situato presso l’Azienda USL di via Cassoli 30, chiuderà i battenti, per cui i cittadini che dovranno prenotare visite, esami o prestazioni sanitarie potranno farlo solamente tramite le farmacie, telefonicamente al numero verde oppure recandosi presso punti “temporanei” come ad esempio le COOP.

Le motivazioni “vere” della realizzazione di CUP 2000 sono da ricercare nella razionalizzare delle prestazioni sanitarie erogate, oppure nel compimento di nuove opportunità gestionali e di lavoro, appetibili e riservate al solito giro di amici; primo fra tutti l’ex Direttore Generale dell’Azienda USL di Ferrara, nonché promotore ed attuale Presidente di CUP 2000?

Cordialmente.

Mariangela Fittizio

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