INCHIESTA sui servizi di emodialisi dell’Emilia Romagna

Dei circa 60 centri di emodialisi della regione, abbiamo verificato se i medici nefrologi erano effettivamente presenti in 10 centri dialisi ospedalieri di Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena

Questionario per il dializzato … il medico è presente?

La sanità del futuro: Il medico “virtuale” presente sul foglio di servizio, ma incorporeo nelle unità operative … se non in casi estremi

Opinione n. 1   –   Anno Terzo   –   2 gennaio 2013

Si chiama Insufficienza Renale Cronica Terminale, abbreviata in IRCT. Si parla di insufficienza renale quando i reni non svolgono completamente la loro funzione depurativa e nel sangue si accumulano sostanze di scarto: urea, creatina, potassio, acidi. La persona colpita da IRCT è costretta per un lungo periodo, cadenziato dalle sedute dialitiche, ad un contatto diretto e continuo con il personale infermieristico e medico. La presenza in famiglia di un dializzato è un dramma che coinvolge pesantemente tutti i componenti, che ha una durata variabile da anni, in alcuni casi, a tutta la vita.

Nelle strutture territoriali della regione vi sono circa 600 posti dialisi ed ognuno nella giornata può pulire il sangue a 2 o 3 persone. In Emilia Romagna sono oltre 3.000 i pazienti in trattamento dialitico cronico. Le modalità di dialisi sono sostanzialmente due: La dialisi convenzionale che chiameremo semplicemente emodialisi e la dialisi peritoneale. La dialisi peritoneale, è molto simile all’emodialisi, una valida terapia sostitutiva della funzione renale. Questo trattamento domiciliare è gestito autonomamente da circa 300 pazienti. È di basso costo.

In questa sede ci occuperemo solo della dialisi convenzionale

Nella regione Emilia Romagna sono circa 2900 i pazienti che settimanalmente devono ricorrere alla dialisi convenzionale. L’emodialisi, è una forma di “lavaggio e filtraggio” del sangue mediante l’utilizzo di un’apparecchiatura che prende il nome di rene artificiale. Per effettuare questa essenziale “depurazione” bisogna inserire due grossi aghi, di solito nell’avambraccio, per permettere il passaggio di alti flussi di sangue, indispensabili per eseguire questo tipo di dialisi extracorporea. La maggior parte di questi utenti devono effettuarla almeno 3 volte alla settimana, con un tempo variabile dalle 3 alle 5 ore per seduta.

L’assistenza al paziente nefropatico cronico in terapia con emodialisi è un evidente trattamento medico e l’infermiere può e deve assistere il nefrologo, senza per questo sostituirlo. Il medico specialista deve essere fisicamente presente all’interno dell’unità di dialisi, e non disponibile in una “zona dai confini ambigui”, a chiamata.

Se non ci fosse l’Angelo Infermiere …

Nonostante le innovazioni tecnologiche, sempre più all’avanguardia, sicure ed affidabili, durante una seduta emodialitica, molto spesso si verificano degli “inconvenienti” per i quali l’intervento dello specialista nefrologo, oltre ad essere auspicabile e doveroso, è indispensabile. Possano insorgere delle complicanze o incidenti di percorso, quali: emorragia, ipotensione arteriosa, sindrome da disequilibrio, aritmia cardiaca, ipo-potassiemia, ipertensione arteriosa, nausea, vomito, cefalea, crampi muscolari, arresto cardiaco, embolia gassosa o la rottura del filtro.

Al succedere di gran parte di questi chiamiamoli “eventi-incidenti”, vista l’assenza sostanziale del medico, l’intervento immediato e quasi sempre risolutivo è messo in atto dall’infermiere, il quale ha acquisito il ruolo di centralità nella conduzione e gestione della seduta dialitica.

Gradiremo essere smentiti

Saremo grati a chiunque vorrà contraddirci. Suggeriamo di farsi rilasciare testimonianza dai pazienti che da anni effettuano l’emodialisi, se è il medico che li collega al rene artificiale, oppure, in alternativa, se quando stanno facendo emodialisi, il medico, va almeno a salutarli.

… e il Governatore Vasco consente il perpetrarsi di azzardate prassi scorrette

La professionalità e la competenza acquisita dagli infermieri dell’emodialisi, viene sfruttata esponendo gli stessi a competenze e responsabilità che sono mediche.

Nelle unità operative della dialisi convenzionale, in una siffatta organizzazione del lavoro, gli infermieri operano in una realtà assistenziale che presenta rischi e particolarità uniche, che richiedono una continua prudente attenzione, al fine di evitare la possibilità del verificarsi di un avvenimento potenzialmente dannoso per i pazienti e che espongono gli stessi operatori a pericoli per la propria professione e per la loro salute.

Dobbiamo attendere il morto per rimuovere queste rischiose consuetudini?

Nelle attuali modalità operative, in caso di incidente, nocumento o crisi ad un paziente durante l’emodialisi, è possibile che l’infermiere possa essere accusato di imperizia, imprudenza, negligenza oppure di esercizio abusivo della professione medica. Nell’ipotesi che non intervenisse mentre attende l’arrivo urgente del medico, è possibile una denuncia per omissione di soccorso. In tutti i casi sarebbe chiamato a risponderne nelle sedi giudiziarie.

Per non parlare dei rischi professionali a cui il personale infermieristico di emodialisi è soggetto: quello biologico, elettrico, chimico e da stress.

Evidenziata l’omissione … saniamo la situazione

Considerata la scarsa propensione dei nefrologi verso la dialisi, verosimilmente dovuta ai molteplici impegni ed alle plurime incombenze loro assegnate, al fine di mantenere, sviluppare e incrementare le conoscenze, le competenze e le performance degli infermieri della dialisi, andrebbe colta l’opportunità di assegnare, anche normatamente, ai laureati infermieri la gestione completa del paziente in dialisi. In questo modo tutte le manualità, gli interventi e le prestazioni effettuate sui pazienti sarebbero legittime.

In tale ipotesi inoltre, oltre ad offrire ai cittadini un servizio continuativo svolto da professionisti sanitari di sicuro livello qualitativo, si promuoverebbe lo sviluppo professionale, svolgendo al tempo stesso una funzione specifica in favore del sistema sanitario indispensabile a garantire, nel tempo, la qualità e l’innovazione dei suoi servizi. Sarebbero altresì ridotti notevolmente i rischi “legali” connessi allo svolgimento della professione infermieristica.

Davvero tanti auguri per un felice 2013 ai Dializzati, alle loro Famiglie, a tutti Voi e alle Vostre Famiglie.

Mariangela e Ulderico

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