Che nella Pubblica Amministrazione vi siano i “favoriti”, è cosa risaputa.

Che alcuni di questi “tutelati” siano sostanzialmente degli incompetenti, collocati, in assenza di titoli o meriti, in posizione “superiore”, è palese.

Che alcuni “raccomandati” arrivino anche in posizioni gerarchiche apicali, è arcinoto.

Ma questi “protetti” che percentuale di diffusione hanno nelle Pubbliche Amministrazioni?

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Res Publica Observatory – 7 opinion number – 2013 marzo 17

Anno Terzo – Mariangela Fittizio– mail: cosapubblica@libero.it

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L’Emilia Romagna, è risaputo, è una regione “dormiente”. Lo conferma il fatto che dopo i terremoti del maggio scorso, le aziende non hanno ancora visto il “becco di un quattrino”, mentre sui media vengono riportati presunti rimborsi che, però a tutt’oggi, nessuno ha ancora avuto in mano.

L’Emilia Romagna  è una grande famiglia, ed il presidente della giunta regionale – Vasco Errani – ha connaturato un elevato senso della parentela. Infatti, si è prodigato ad erogare un milione di euro al fratello Giovanni, sapendo di doverne rispondere in tribunale.

La Procura della Repubblica di Bologna ha ricorso in appello contro l’assoluzione di Vasco Errani (in concorso con Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini, erano stati ritenuti estranei dal gip Giangiacomo dalle accuse), in quanto doveva astenersi da qualunque intervento riguardasse la pratica di suo fratello Giovanni, e non lo fece. Anzi istigò la dirigente degli Affari legislativi della Regione Filomena Terzini a coprire le irregolarità commesse da suo fratello pur di preservare la propria immagine pubblica.

L’azienda ospedaliera di Ferrara, ha fatto una convenzione con una giovane architetto di Bologna, Anna Ricciarelli (all’epoca del primo incarico aveva 34 anni), impegnandola per ben due giorni alla settimana, con un compenso di un milione di euro in dieci anni. All’inizio per farsi conoscere bisogna accontentarsi.

a nessuno è venuto il dubbio che la sanità si trovi in queste condizioni a causa dello sperpero di denaro pubblico?

È risaputo che quando si parla di spese legali, l’Azienda Ospedaliera di Ferrara, non è seconda a nessuno. Per due sole consulenze legali, sono state pagati ad un avvocato bolognese € 444.983,39. Fortunatamente il legale si è accontentato!

Pensate se avesse mandato una parcella di 2milioni di euro più cara?

L’avvocato dirigente dell’azienda ospedaliera di Ferrara, viene ritenuta non sufficientemente competente per una costituzione di parte civile (vedi delibera). Lo stesso avvocato ha deliberato che l’ospedale deve pagare la sua iscrizione all’albo degli avvocati. Alla faccia del conflitto di interesse (vedi delibera).

Sono fortunati i professionisti che lavorano esclusivamente per una pubblica amministrazione. Infatti, per esercitare la professione sarebbero tenuti a pagare annualmente la tassa di iscrizione all’albo professionale. Mentre sono gli enti a farsi carico di questa spesa che altrimenti graverebbe sui singoli (medici, ingegneri, architetti, tecnici di radiologia, infermieri, biologi, ecc.).

Dopo ampia ed impegnativa ricerca, NON abbiamo trovato un solo “raccomandato” in tutta la regione, quindi NON esistono!

Cordiali saluti.

Mariangela Fittizio

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I dati sono trattati nel rispetto delle vigenti norme sulla riservatezza. Tutti i destinatari delle mail sono in copia nascosta.

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Emilia LoMagna

C’era una volta la Sanità Pubblica

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Res Publica Observatory – 6 opinion number – 2013 febbraio 10

Anno Terzo – Ulderico Vignali – mail: cosapubblica@libero.it

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Alla maggioranza dei cittadini dell’Emilia Romagna saranno per lo più sconosciuti i comuni di: Comacchio, Argenta, Portomaggiore, Copparo, Lagosanto, Mesola, Cento e Bondeno. Sono tutte località della provincia di Ferrara, dove sono presenti importanti presidi sanitari pubblici.

Tutto questo non esisterà più … ma solo dopo le elezioni

Stessa sorte subiranno molti altri comuni e cittadini della regione governata da Vasco Errani.

Secondo la logica regionale della “costrizione sanitaria dei deboli” essendo comunità minori, possono essere sacrificate in favore delle grosse concentrazioni elettorali-urbane.

Il Presidente della regione E-R – Vasco Errani ed il suo scudiero Lusenti, per far digerire ai propri elettori e ai cittadini la chiusura di presidi sanitari ospedalieri, ambulatoriali, servizi e reparti, cercano di giustificarsi con l’ipocrita limitata disponibilità di risorse economiche.

Mentono di fronte all’evidenza

Continuano a sperperare denaro in esosissime e poco trasparenti parcelle legali (vedi nostro blog), inutili e costosissime consulenze professionali (vedi nostro blog), polizze assicurative d’oro (vedi nostro blog), esternalizzazioni di servizi e prestazioni che dovrebbero e potrebbero essere gestite vantaggiosamente all’interno della Pubblica Amministrazione (vedi nostro blog).

Queste sono le vere cose insostenibili da chiudere.

Nel caso di Ferrara, solo per fare un esempio, l’ospedale pubblico è stato consegnato ai privati al modico costo di 3 milioni di  Euro al mese (6miliardi delle vecchie lire). Costruito in località Fondo Morte (un nome, una garanzia), da alcuni incredibilmente chiamato ospedale, costato complessivamente oltre 500milioni di euro, sta divorando tutto quello che di buono e utile le popolazioni della provincia di Ferrara erano riuscite a conquistare negli anni.

SVEGLIATI … è giunto di difendere i tuoi cari

Le istituzioni regionali inganneranno gli “utenti” con gli “Ospedali di Comunità” oppure con le “Case della Salute”. Sostanzialmente una ripetizione delle fallimentari “medicine di gruppo” mascherate in edifici di assistenza cronicaria, inutilmente costose, che nulla hanno a che vedere con i servizi specialistici ospedalieri che saranno smantellati.

Per i loro interessi la sanità esistente sarà distrutta. L’amministrazione regionale si dovrà avvalere della complicità di tutte le figure istituzionali presenti sul territorio: Presidenti degli ordini professionali, Sindacati, Sindaci, Presidenti di Provincia, Università, ecc., convocando “organismi e commissioni fantasma” cui attribuire improprie funzioni di “Stati Generali della Sanità”. Insomma tutti coloro che dovranno far bere l’amaro calice agli utenti diluendo la responsabilità affinchè Errani non sia più individuabile.

Rispondiamo con la Disobbedienza Civile

organizziamo comitati, consulte, movimenti, ecc.

… nessuno lo farà per noi!

Tutto questo verrà svelato solo dopo le elezioni politiche nazionali e naturalmente nel perseguimento del ((loro) bene comune…

Le scelte sanitarie “omicide” saranno fatte indipendentemente dalla collocazione e dal colore politico dei sindaci (da sacrificare) eletti nei diversi partiti (PD, PDL, M5S, Lega, ecc.), perché la priorità è salvaguardare la Casta e le Lobby affaristiche regionali.

I cittadini-utenti sono stati ignorati. Si è deciso sulla loro salute senza interpellarli, ben sapendo la loro contrarietà a questa vergognosa decisione, conseguenza di sperperi di denaro pubblico delle amministrazioni precedenti. 

Perché non si vuole attuare la salute partecipata, cioè una sanità realizzata con la collaborazione di tutta la comunità?

È l’ultima occasione …

Cordialità dal disgustato Ulderico Vignali.

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Un’assicurazione sanitaria integrativa pagata con denaro pubblico è un favore indebito

i cittadini devono aspettare anche un anno e mezzo per indagini specialistiche

un dipendente della Regione può farla col turbo e col rimborso

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Res Publica Observatory – 5 opinion number – 2013 gennaio 29

Anno Terzo – Mariangela Fittizio – mail: cosapubblica@libero.it

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L’assistenza sanitaria è un diritto sociale come lo è l’esercizio del voto; un ambito in cui i cittadini si sentono alla pari degli altri. Una polizza assicurativa per una sanità integrativa pagata dalla collettività non è un diritto, ma un privilegio indebito.

Nell’Emilia Romagna di Vasco Errani, l’amministrazione regionale ha garantito per anni polizze sanitarie integrative a tutti i dipendenti. La Corte dei Conti ha condannato questo tipo di convenzioni (sentenza n. 149 del 2012 della sezione Emilia Romagna).

E’ una pratica illegittima per la quale gli amministratori di molti comuni italiani e un’Azienda pubblica dei Servizi alla Persona (Asp) di Bologna sono stati sanzionati dalla Corte dei Conti a risarcire interamente il danno per colpa grave.

La Regione ha fatto un accordo decentrato con i sindacati, ma quell’accordo è illegittimo, come ripete la Corte dei Conti. Il denaro pubblico è prelevato dal bilancio della Regione. Quasi 3 milioni di euro in circa 7 anni sono stati spesi per “regalare” prestazioni sanitarie integrative ai dipendenti (vedi quanto pubblicato dal quotidiano nazionale on-line Affari Italiani).

È evidente che i dipendenti della regione non hanno alcuna responsabilità nell’utilizzare uno strumento che è stato messo a loro disposizione dall’istituzione regionale. Qualunque cittadino potendo lo avrebbe fatto … e qui sta la discriminazione in quanto ai comuni mortali è concesso l’utilizzo del solo lacunoso Servizio Sanitario Nazionale.

La copertura assicurativa  può includere anche i parenti prossimi del dipendente

Una normale cittadina per una mammografia oppure un TAC retinica deve aspettare anche 18 mesi, mentre una dipendente della Regione la può fare subito grazie alla sua polizza. Una specie di paradiso sanitario.

I dipendenti della Regione Emilia Romagna, pagando un centinaio di euro, hanno potuto avere una polizza sanitaria privata con una copertura alta di rimborso e per un ampio spettro di prestazioni sanitarie. Per malattia e per infortunio vengono indennizzati piccoli e grandi interventi, ricoveri, ingessature, convalescenze, malattie oncologiche, trasporto e assistenza al malato, consulenze, servizi speciali extraricovero, trapianti di qualsiasi organo e molto altro ancora.

Ad esempio si va da un massimale di 2000 euro per il trasporto in ambulanza o aereo ad un massimale annuo di rimborso da 200mila euro per il ricovero, oppure 55 euro al giorno per un ingessatura per massimo 30 giorni.

L’ultima gara che ha fatto la Regione per istituire le polizze attraverso il sistema Intercent-er è stata pubblicata a marzo 2011 e ha previsto una spesa biennale di 1.080.000 euro a carico del bilancio regionale per circa 3000 dipendenti. E polizze di questo tipo risultano stipulate dalla Regione sin dal 2006.

intanto il sistema sanitario regionale registra un buco di 260 milioni di euro

Il direttore di Intercent-ER (Agenzia per lo sviluppo dei mercati telematici istituita dalla Regione Emilia-Romagna) Anna Fiorenza, nell’atto dirigenziale del 21 giugno 2010, rinnova la convenzione con “Assicurazioni Generali spa” per l’assistenza sanitaria integrativa ai circa 3000 dipendenti della regione, e ai 150 dipendenti di Ergo ( Azienda regionale per il diritto agli studi superiori). Dal numero di interventi effettuati nell’anno 2009 sembra che l’assicurazione contraente la convenzione abbia guadagnato 75mila euro.

Siamo in un periodo di tagli e crisi economica ed il sistema sanitario regionale registra un buco di 260 milioni di euro. Infatti è con i nostri soldi che la Regione Emilia Romagna stipula polizze sanitarie integrative per i suoi dipendenti mentre i cittadini di serie B fanno la fila e pagano il doppio: per se stessi e per il bilancio della Regione.

Cordialità dall’indignata Mariangela Fittizio.

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Sprechi e privazioni: due facce della stessa medaglia

Al cittadino si chiedono sacrifici, ma quando si assegnano incarichi professionali o consulenze … è tempo di vacche grasse

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Osservatorio Cosa Pubblica – Opinione n. 4 – 16 gennaio 2013

Anno Terzo – Mariangela Fittizio – mail: cosapubblica@libero.it

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Pochi giorni fa avevamo divulgato lo spreco di pubblico denaro da parte della regione Emilia Romagna che nell’anno 2012 aveva stanziato 3 milioni di euro per spese legali esterne (Delibera 796/2012).

La regione, diabolicamente perseverando, ha assegnato altri 2 milioni di euro per consulenze (atto regione E-R).

Questi 5 milioni di euro perché non sono stati convertiti in servizi per la collettività?

Il D.L. 24.1.2012 n. 1 convertito con modificazioni nella Legge 24.3.2012 n. 27, relativo a nuove disposizioni sui compensi per le prestazioni professionali denominato «liberalizzazione delle professioni» ha introdotto l’obbligatorietà di procedure da parte delle pubbliche amministrazioni per selezionare i professionisti a cui affidare servizi, compresi gli avvocati. Il decreto stabilisce che la redazione del preventivo è un obbligo deontologico del professionista, la cui inottemperanza costituisce illecito disciplinare.

Il decreto 1/2012 agisce su due direttrici:

1)     abroga tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime;

2)     introduce l’obbligo per tutti i professionisti di concordare in forma scritta con il cliente il preventivo per la prestazione richiesta.

Il professionista è obbligato nei confronti di ciascun cliente privato a presentare un preventivo scritto.

A maggior ragione ciò deve valere per la pubblica amministrazione.

La trasparenza dei provvedimenti della Pubblica Amministrazione deve sempre essere effettiva. Tutti i rapporti contrattuali con gli enti pubblici debbono essere regolamentati in forma scritta a pena di nullità. E’ infatti un obbligo per la Pubblica Amministrazione garantire la concreta possibilità di comprendere facilmente e compiutamente il senso e le motivazioni delle disposizioni di spesa per indurre il pubblico amministratore a fornire adeguate motivazioni in merito alle spese sostenute.

all’azzeccagarbugli una costosissima parcella vuoi pagare …

il preventivo di spesa non deve fare

Come il professionista ha l’obbligo deontologico di fornire il preventivo, doverosamente l’amministrazione pubblica deve acquisire più di un preventivo e impostare un criterio concorrenziale, applicando le procedure comunque semplificate previste, per adempiere ai compiti di economicità, imparzialità e trasparenza.

Notule e parcelle liquidate e pagate più di un appartamento

L’abolizione delle tariffe e il vincolo del preventivo, interrompe definitivamente la consuetudine della «fiduciarietà» come unico requisito utile all’affidamento degli incarichi professionali, soprattutto quelli ad avvocati.

L’obbligo della comunicazione anticipata della spesa da parte del professionista induce le amministrazioni a considerare l’aspetto economico tra gli elementi fondamentali per la scelta dell’esperto.

Il decreto liberalizzazioni non consente più ai dirigenti pubblici di assegnare gli incarichi direttamente “intuitu personae” ai liberi professionisti.

La sanità è in continua logica emergenziale. I costi per il mantenimento del S.S.N. sono arrivati al 50% del PIL. I servizi diminuiscono e la qualità delle prestazioni erogate è sempre più scadente. La strada da intraprendere è obbligata: «guerra ai ladri di sanità».

Quante decine di milioni di euro sono state spese dalle Aziende Sanitarie della regione Emilia Romagna per incarichi fiduciari a professionisti esterni?

Perché invece di sperperare pubblico denaro, non sono stati fatti investimenti per servizi migliori e maggiori prestazioni in favore dei cittadini?

mentre le amministrazioni dell’Emilia Romagna sperperano …

ERRANI diminuisce gli ospedali, le prestazioni ed i farmaci

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Nel nostro blog pubblichiamo i due documenti richiamati.

Cordialità.

Mariangela Fittizio

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Depositate le motivazioni di assoluzione di Vasco ERRANI

Cosa bisogna fare a una dipendente: superficiale, approssimativa, negligente e pressappochista?

MANDARLA SUBITO A CASA

I COMUNI MORTALI VENGONO LICENZIATI PER MOLTO MENO

Opinione n. 3   –   8 gennaio 2013

L’assoluzione di Vasco Errani, avvenuta l’8 novembre, l’avevamo anticipata il 2 novembre (vedi nota 26/27nel nostro blog). Il governatore Vasco era accusato di falso ideologico, per la vicenda del finanziamento, un milione di euro, erogato del 2006 dalla Regione alla cooperativa Terremerse presieduta da Giovanni Errani, fratello del presidente. Vasco era sospettato di aver fornito una falsa memoria difensiva per documentare il buon operato della regione e difendere il fratello.

Il governatore Errani, era indagato per falso ideologico in concorso con Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini, questi ultimi erano sotto inchiesta anche per favoreggiamento personale nei confronti di Giovanni Errani. Anche loro sono stati assolti.

Scrive il giudice Bruno Giangiacomo nelle motivazioni della sentenza che assolve il presidente della regione Emilia Romagna – Vasco ERRANI: «Il comportamento di Terzini può essere definito in vari modi: superficiale, approssimativo, negligente, pressappochista, ma si è comunque distanti dalla volontà di commettere un falso».

Ci mancherebbe solo che commettesse anche il falso!

Non è più che sufficiente un comportamento: superficiale, approssimativo, negligente e pressappochista?

Gli dobbiamo pagare anche le spese legali?

Filomena Terzini ricopre l’incarico di responsabile Affari Istituzionali e Legislativi della regione. Se le motivazioni dell’assoluzione di Errani sono fondate, debbono essere altrettanto vere le motivazioni di sostegno all’assoluzione.

Un dirigente con comportamento «superficiale, approssimativo, negligente, pressappochista»  va immediatamente licenziato.

Se il dipendente di cui si parla è un funzionario apicale, ad esempio responsabile degli Affari Istituzionali e Legislativi dell’intera regione, vanno analizzati tutti gli atti che il «personaggio» ha assunto. La regione non può rischiare che siano reiterati simili comportamenti che hanno gettato grave discredito sull’istituzione regionale.

Se Errani è stato «vittima» di un funzionario definito da una sentenza «superficiale, approssimativo, negligente e pressappochista», è tenuto ad irrogare nell’immediatezza una sanzione esemplare alla Dr.ssa Terzini, nel rispetto delle motivazioni della sentenza assolutoria.

Se Errani non rimuoverà dall’incarico la Dr.ssa Filomena Terzini, avvalorerà l’impianto accusatorio del procuratore capo Roberto Alfonso e del pubblico ministero Antonella Scandellari.

Cordialità.

Mariangela Fittizio

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I soldi escono dalla porta …mentre i dirigenti della sanità guardano dalla finestra

Opinione n. 2   –   Anno Terzo   –   4 gennaio 2013

Giovedì 3 gennaio è iniziata a Ferrara l’udienza preliminare davanti al GUP Silvia Marini, relativa agli appalti del nuovo ospedale di Ferrara. La vicenda vede 13 indagati, a vario titolo, tra funzionari pubblici e privati per reati di truffa aggravata, falso, omissione e abuso d’ufficio.

In presenza di accuse così gravi e precise da parte della Procura della Repubblica di Ferrara, che prefigurano un grande danno economico per la pubblica amministrazione (ipotesi di truffa, ecc.), l’Azienda Ospedaliera paradossalmente, pur ritenendosi parte offesa, non ritiene doveroso costituirsi da subito parte civile, per avere diritto al risarcimento dei danni in sede penale.

Non è giustificato ne spiegato nelle motivazioni dell’atto deliberativo 263 del 20 dic. 2012, questo atteggiamento attendista: “Ritenuta l’opportunità di partecipare al giudizio in qualità di parte offesa, con riserva di valutare la costituzione di parte civile…”.

Non si capisce per quale motivo il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Ferrara abbia deciso di stare alla finestra.

È incoerente e suscita interrogativi la scelta di entrare nel processo penale, ma solo in punta di piedi, dichiarandosi parte offesa, ma astenendosi dalla tempestiva costituzione di parte civile che consentirebbe l’accesso al riconoscimento dei danni in sede penale.

Una cosa è già certa, indipendentemente da come potrà concludersi l’eventuale processo, il danno all’immagine dell’Ospedale di Ferrara è già ampiamente conclamato. Basta sfogliare gli articoli stampa locale e nazionale sulla vicenda del nosocomio di Cona (La Nuova Ferrara 4 gennaio 2013 , Il Resto del Carlino 4 gennaio 2013 ).

I cittadini dell’Emilia Romagna ricordano che l’amministrazione regionale, in più occasioni è intervenuta, salassando i propri bilanci, per erogare decine e decine di milioni di euro per la costruzione di questo ospedale.

Ma questo non sembra interessare al Direttore Gabriele Rinaldi e neppure al Governatore Vasco Errani.

Invitiamo il Dr. Rinaldi a non restare alla finestra e a costituirsi parte civile prima che sia troppo tardi …

Anche questa comunicazione verrà inviata alla Procura regionale Corte dei Conti, per le valutazioni del caso.

Nel nostro blog pubblichiamo l’atto deliberativo e due articoli stampa.

Cordialità.

Ulderico Vignali

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INCHIESTA sui servizi di emodialisi dell’Emilia Romagna

Dei circa 60 centri di emodialisi della regione, abbiamo verificato se i medici nefrologi erano effettivamente presenti in 10 centri dialisi ospedalieri di Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena

Questionario per il dializzato … il medico è presente?

La sanità del futuro: Il medico “virtuale” presente sul foglio di servizio, ma incorporeo nelle unità operative … se non in casi estremi

Opinione n. 1   –   Anno Terzo   –   2 gennaio 2013

Si chiama Insufficienza Renale Cronica Terminale, abbreviata in IRCT. Si parla di insufficienza renale quando i reni non svolgono completamente la loro funzione depurativa e nel sangue si accumulano sostanze di scarto: urea, creatina, potassio, acidi. La persona colpita da IRCT è costretta per un lungo periodo, cadenziato dalle sedute dialitiche, ad un contatto diretto e continuo con il personale infermieristico e medico. La presenza in famiglia di un dializzato è un dramma che coinvolge pesantemente tutti i componenti, che ha una durata variabile da anni, in alcuni casi, a tutta la vita.

Nelle strutture territoriali della regione vi sono circa 600 posti dialisi ed ognuno nella giornata può pulire il sangue a 2 o 3 persone. In Emilia Romagna sono oltre 3.000 i pazienti in trattamento dialitico cronico. Le modalità di dialisi sono sostanzialmente due: La dialisi convenzionale che chiameremo semplicemente emodialisi e la dialisi peritoneale. La dialisi peritoneale, è molto simile all’emodialisi, una valida terapia sostitutiva della funzione renale. Questo trattamento domiciliare è gestito autonomamente da circa 300 pazienti. È di basso costo.

In questa sede ci occuperemo solo della dialisi convenzionale

Nella regione Emilia Romagna sono circa 2900 i pazienti che settimanalmente devono ricorrere alla dialisi convenzionale. L’emodialisi, è una forma di “lavaggio e filtraggio” del sangue mediante l’utilizzo di un’apparecchiatura che prende il nome di rene artificiale. Per effettuare questa essenziale “depurazione” bisogna inserire due grossi aghi, di solito nell’avambraccio, per permettere il passaggio di alti flussi di sangue, indispensabili per eseguire questo tipo di dialisi extracorporea. La maggior parte di questi utenti devono effettuarla almeno 3 volte alla settimana, con un tempo variabile dalle 3 alle 5 ore per seduta.

L’assistenza al paziente nefropatico cronico in terapia con emodialisi è un evidente trattamento medico e l’infermiere può e deve assistere il nefrologo, senza per questo sostituirlo. Il medico specialista deve essere fisicamente presente all’interno dell’unità di dialisi, e non disponibile in una “zona dai confini ambigui”, a chiamata.

Se non ci fosse l’Angelo Infermiere …

Nonostante le innovazioni tecnologiche, sempre più all’avanguardia, sicure ed affidabili, durante una seduta emodialitica, molto spesso si verificano degli “inconvenienti” per i quali l’intervento dello specialista nefrologo, oltre ad essere auspicabile e doveroso, è indispensabile. Possano insorgere delle complicanze o incidenti di percorso, quali: emorragia, ipotensione arteriosa, sindrome da disequilibrio, aritmia cardiaca, ipo-potassiemia, ipertensione arteriosa, nausea, vomito, cefalea, crampi muscolari, arresto cardiaco, embolia gassosa o la rottura del filtro.

Al succedere di gran parte di questi chiamiamoli “eventi-incidenti”, vista l’assenza sostanziale del medico, l’intervento immediato e quasi sempre risolutivo è messo in atto dall’infermiere, il quale ha acquisito il ruolo di centralità nella conduzione e gestione della seduta dialitica.

Gradiremo essere smentiti

Saremo grati a chiunque vorrà contraddirci. Suggeriamo di farsi rilasciare testimonianza dai pazienti che da anni effettuano l’emodialisi, se è il medico che li collega al rene artificiale, oppure, in alternativa, se quando stanno facendo emodialisi, il medico, va almeno a salutarli.

… e il Governatore Vasco consente il perpetrarsi di azzardate prassi scorrette

La professionalità e la competenza acquisita dagli infermieri dell’emodialisi, viene sfruttata esponendo gli stessi a competenze e responsabilità che sono mediche.

Nelle unità operative della dialisi convenzionale, in una siffatta organizzazione del lavoro, gli infermieri operano in una realtà assistenziale che presenta rischi e particolarità uniche, che richiedono una continua prudente attenzione, al fine di evitare la possibilità del verificarsi di un avvenimento potenzialmente dannoso per i pazienti e che espongono gli stessi operatori a pericoli per la propria professione e per la loro salute.

Dobbiamo attendere il morto per rimuovere queste rischiose consuetudini?

Nelle attuali modalità operative, in caso di incidente, nocumento o crisi ad un paziente durante l’emodialisi, è possibile che l’infermiere possa essere accusato di imperizia, imprudenza, negligenza oppure di esercizio abusivo della professione medica. Nell’ipotesi che non intervenisse mentre attende l’arrivo urgente del medico, è possibile una denuncia per omissione di soccorso. In tutti i casi sarebbe chiamato a risponderne nelle sedi giudiziarie.

Per non parlare dei rischi professionali a cui il personale infermieristico di emodialisi è soggetto: quello biologico, elettrico, chimico e da stress.

Evidenziata l’omissione … saniamo la situazione

Considerata la scarsa propensione dei nefrologi verso la dialisi, verosimilmente dovuta ai molteplici impegni ed alle plurime incombenze loro assegnate, al fine di mantenere, sviluppare e incrementare le conoscenze, le competenze e le performance degli infermieri della dialisi, andrebbe colta l’opportunità di assegnare, anche normatamente, ai laureati infermieri la gestione completa del paziente in dialisi. In questo modo tutte le manualità, gli interventi e le prestazioni effettuate sui pazienti sarebbero legittime.

In tale ipotesi inoltre, oltre ad offrire ai cittadini un servizio continuativo svolto da professionisti sanitari di sicuro livello qualitativo, si promuoverebbe lo sviluppo professionale, svolgendo al tempo stesso una funzione specifica in favore del sistema sanitario indispensabile a garantire, nel tempo, la qualità e l’innovazione dei suoi servizi. Sarebbero altresì ridotti notevolmente i rischi “legali” connessi allo svolgimento della professione infermieristica.

Davvero tanti auguri per un felice 2013 ai Dializzati, alle loro Famiglie, a tutti Voi e alle Vostre Famiglie.

Mariangela e Ulderico

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